«Ho Instagram, il sito non mi serve» è la convinzione più costosa che sentiamo nelle call dopo i report: chi la pensa vede solo i clienti che lo conoscono già. Chi non lo conosce chiede a Google o a un’AI, e le AI raccontano un’attività con quello che trovano scritto. Senza un sito, di te parlano altri: nomi scritti in tre modi, indirizzi diversi, calendari non aggiornati. Per rimediare basta una pagina fatta bene.
La frase arriva quasi sempre allo stesso punto della call: abbiamo appena letto il report, e nelle risposte di ChatGPT e di Gemini, l’AI di Google, il nome dell’attività compare poco o per niente.
«Giuseppe, a me il sito non serve. I clienti mi arrivano da Instagram.»
«Quelli che ti arrivano, sì. E quelli che non ti conoscono ancora?»
Mettiamo che io abiti a Borgomanero, in provincia di Novara, e mi serva un avvocato. Apro ChatGPT e scrivo quello che scriverebbe chiunque: «Mi consigli un buon avvocato a Borgomanero?». L’avvocato di Borgomanero che ci aveva chiesto il report, in 12 risposte tra ChatGPT e Gemini, non è uscito mai. Sulla sua scheda Google il campo del sito era vuoto, e al posto del link Google mostrava «Aggiungi sito web». La sua pagina Facebook, per chi non è iscritto, si fermava a un muro. La sola frase che lo descriveva online era «Curo i tuoi diritti!».
Quello zero ha due cause insieme: niente sito e appena 2 recensioni, sotto la soglia delle 10 di cui parlo più avanti. Due colleghi della stessa città ne avevano 122 e 121. Una collega con 12 recensioni usciva in 7 risposte su 12, perché il suo sito dice espressamente di cosa si occupa: infortunistica.
Tre su dieci, a occhio
Nelle call che facciamo dopo i report, a occhio, circa tre imprenditori su dieci mi dicono una variante di quella frase. È una mia stima: non l’ho misurata.
Qualcosa di simile l’Istat lo misura, almeno in un settore: tra le imprese di alloggio e ristorazione con almeno 10 addetti usa i social l’82,3%, e ha un sito il 79,9%, un po’ meno (Istat, «Imprese e ICT», anno 2025). Nei nostri primi 103 report (lo studio completo è qui), 8 attività non avevano un sito che funzionasse: 4 non l’avevano proprio, 4 lo avevano offline, in errore o col dominio scaduto.
La convinzione nasce da quello che il titolare vede: i messaggi su Instagram arrivano, e lui li legge. Non vede invece chi l’ha cercato su Google o su ChatGPT e non l’ha trovato, perché nessuno scrive a un’attività per dirle che ne ha scelta un’altra.
Il percorso di chi non ti conosce
Chi ha un bisogno oggi e non ti conosce fa una domanda a Google o, sempre più spesso, a ChatGPT, che a dicembre 2025 aveva in Italia 10,1 milioni di utenti unici, l’82% in più in un anno (dati Audicom-Audiweb elaborati da Vincenzo Cosenza). Riceve dei nomi e va a guardarli; solo alla fine scrive o chiama.
Quando a rispondere è un’AI, Instagram quasi sparisce: nelle 908 risposte di cui conserviamo il testo integrale compare in 18, e solo in una, che cercava proprio dei creator, un’attività viene consigliata per il suo profilo. Le recensioni, invece, sono richiamate in 265 risposte, il 29% (cosa leggono le AI, fonte per fonte).
Il sito conta nel momento in cui l’AI decide chi nominare, e lo decide con le parole che trova scritte. Il profilo Instagram il cliente lo apre dopo, quando un nome ce l’ha già e vuole vedere che faccia hai. A Pescara un’ortodontista pediatrica seguita da oltre 9.100 persone su Instagram non è mai uscita nelle dieci risposte alle domande di un genitore che cerca un ortodontista per il figlio (la sua storia è qui).
Instagram fa bene il suo lavoro: tiene il rapporto con chi ti conosce e ti mostra a chi ha appena trovato il tuo nome. Il passo che viene prima, farsi trovare da chi non sa ancora che esisti, passa dalle recensioni, dalla scheda Google e dal sito, cioè da quello che le AI leggono (quali canali servono, e a chi).
Cosa succede a chi non ha un sito, o ce l’ha rotto
In quei casi le AI o non parlano di te, o ne parlano con le parole di altri.
A Posada, in provincia di Nuoro, una scuola di ballo senza sito e con una sola recensione, di sette anni fa, compariva in 12 risposte su 12. Sembra un successo finché non si guarda come ci arrivava: l’AI la trovava nelle pagine del Comune e di un paio di elenchi, con due nomi e tre indirizzi diversi. Di una scuola concorrente di Olbia citava le date dei corsi 2026/27 e l’open day, che quella scuola aveva pubblicato sulla sua scheda Google; di questa ChatGPT scriveva: «Ti consiglio però di chiamare per verificare gli orari 2026/27, perché alcuni calendari pubblicati online non sono aggiornati alla stagione corrente.»
A Potenza un business coach con 31 recensioni a 5,0, le più alte della zona, aveva il sito fermo su «Si è verificato un errore critico». ChatGPT lo nominava 2 volte, leggendo il suo profilo LinkedIn.
Un duo musicale per matrimoni di Reggio Emilia non aveva né sito né scheda Google: cercandolo su Maps si finiva su una fermata dell’autobus, e sugli aggregatori aveva tre nomi diversi. In 12 risposte non è uscito mai. Un duo con lo stesso formato, ChatGPT lo chiamava «il match più diretto»: aveva una scheda con i prezzi, il repertorio e la città.
Se non scrivi tu chi sei, lo scrivono altri, e male.
Quanto deve essere grande, allora
Qui arriva la parte che a un’agenzia conviene poco dire. A molte attività che vivono di Instagram e di passaparola non serve un sito grande, né spendere diecimila euro. Serve una pagina che dica chi sei, cosa fai, in che zona e per chi, con i dati giusti, scritta in testo e con le parole dei tuoi clienti.
A Potenza una concorrente del business coach, con zero recensioni, usciva in 3 risposte, anche tra i cinque «migliori business coach della Basilicata», perché sul suo sito c’è scritto «business coach».
Una masseria-caseificio di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, usciva in 10 risposte su 12 e sul suo sito aveva i prezzi aggiornati: 30 euro a persona e 20 per i bambini, dal lunedì al sabato. ChatGPT però li prendeva da un altro sito, ed erano vecchi: 25 e 12, dal lunedì al venerdì. Il sito da solo non decide cosa l’AI dice di te, perché l’AI pesca anche altrove: prezzi, orari e condizioni vanno scritti in chiaro, dove si trovano subito, e corretti anche sulle altre pagine che parlano di te.
Un avvertimento, perché i casi qui sopra possono ingannare: la business coach di Potenza è una concorrente, fuori dal nostro campione. Tra le attività che abbiamo analizzato, sotto le 10 recensioni la presenza resta vicina a zero anche con un buon sito; da 10 in su, chi ha un sito che risponde a 5 o 6 delle 6 domande tipiche di un cliente compare in mediana nel 58% delle risposte, gli altri nel 33% (i numeri nello studio). Per questo, nella lista qui sotto, le recensioni hanno un punto tutto loro.
Il resto, dalla mission al blog mai aggiornato, può aspettare (cosa serve a un sito aziendale e cosa no), e gli errori trovati guardando 101 siti dal telefono sono in un articolo a parte.
Il sito e Instagram nel metodo AURA
Nel nostro metodo AURA le condizioni perché un’AI e una persona scelgano te sono quattro. Un sito fatto bene ne porta tre: l’Unicità (dice perché proprio tu), la Rilevanza (risponde alle domande dei clienti) e l’Accessibilità (si lascia trovare, leggere e contattare). La quarta, l’Autorevolezza, la costruiscono le recensioni, e il sito la mette in mostra. Instagram aiuta soprattutto qui, con chi il tuo nome ce l’ha già e vuole fidarsi. Nei nostri report l’Accessibilità è la condizione più scoperta: insufficiente in 79 attività su 102.
Cosa fare, in quest’ordine
La prima cosa la puoi fare stasera, dal telefono.
- Fai la prova dello sconosciuto. Apri ChatGPT e Gemini in una chat temporanea, cioè senza memoria di chi sei, e fai la domanda di un tuo cliente, con dentro la città. Guarda chi esce e, se esci tu, da dove l’AI prende quello che dice di te.
- Controlla che il sito si apra. Il dominio deve essere tuo e rinnovato: in provincia di Sassari un centro di educazione cinofila con 40 recensioni a 5 stelle lo aveva scaduto e libero, comprabile da chiunque.
- Scrivi la pagina, in testo. Cosa fai, per chi, in che zona, quanto ci vuole, come ti si contatta. Niente informazioni chiuse dentro le immagini: un’AI di solito non le legge (cosa trova chi apre il sito dal telefono).
- Chiedi le recensioni ai tuoi clienti. Sotto le 10 recensioni su Google il 46% delle attività che abbiamo analizzato non veniva mai nominato (18 su 39); da 10 in su, il 3% (2 su 63). Come si cura la scheda Google.
- Lascia a Instagram il suo lavoro e collegalo al sito: in almeno 6 siti le icone dei social non portavano da nessuna parte.
Il Report AI fa la prova del punto 1 al posto tuo, ed è gratuito: è la diagnosi, il primo passaggio del metodo.
Come abbiamo raccolto questi dati
I numeri vengono dai primi 103 Report AI, fatti tra il 19 agosto e il 25 settembre 2026 per piccole attività italiane che ce li avevano chiesti: di solito 6 domande da cliente poste a ChatGPT e a Gemini in chat temporanea, senza account, per 1.153 risposte valide. I siti li abbiamo misurati con PageSpeed Insights, lo strumento di Google, e le schede lette da Google Maps. Sono attività probabilmente più attente della media, e le AI non rispondono sempre uguale. Metodo completo e limiti nello studio.
Domande frequenti
Se i clienti mi arrivano già da Instagram, mi serve anche un sito?
Ti serve per quelli che non ti conoscono ancora, che partono da Google o da un'AI. Le AI scelgono chi consigliare leggendo soprattutto recensioni, portali e siti: nelle 908 risposte di ChatGPT e Gemini di cui conserviamo il testo, Instagram compare in 18, e solo in una, che cercava proprio dei creator, un'attività viene consigliata per il suo profilo. Il profilo Instagram entra in gioco dopo, quando il cliente ha già un nome e vuole vedere chi sei.
Bastano le recensioni su Google, senza sito?
Le recensioni pesano molto: sotto le 10 recensioni il 46% delle attività che abbiamo analizzato non viene mai nominato dalle AI, da 10 in su il 3%. Superate le 10 recensioni, però, il sito conta parecchio: tra le attività con almeno 10 recensioni, chi ha un sito che risponde a 5 o 6 delle 6 domande tipiche di un cliente compare in mediana nel 58% delle risposte, chi no nel 33%.
Quanto deve essere grande il sito per farsi trovare dalle AI?
Per molte piccole attività basta una pagina, se risponde alle domande che i clienti fanno al telefono, in testo e con le loro parole. Nei 101 siti che abbiamo analizzato il 43% di quelle domande non trovava risposta (261 su 605), e solo 28 siti rispondevano ad almeno 5 domande su 6. Di solito mancano le risposte più delle pagine.
Una pagina Facebook o un profilo LinkedIn possono fare da sito?
Nei nostri report, di rado. L'avvocato di Borgomanero che abbiamo analizzato aveva una pagina Facebook che, a chi non è iscritto, mostrava solo un muro, nessun sito e appena 2 recensioni: 0 risposte su 12. Un business coach di Potenza col sito in errore veniva descritto da ChatGPT leggendo il suo profilo LinkedIn, e ChatGPT lo nominava 2 volte. Per consigliare qualcuno a chi non lo conosce, le AI leggono soprattutto recensioni, portali e siti.
Come faccio a sapere se ChatGPT e Gemini consigliano la mia attività?
Fai la domanda che farebbe un tuo cliente, con la città dentro, in una chat temporanea, così l'AI non sa chi sei, e ripetila su tutte e due. Le risposte cambiano: nei nostri report ChatGPT non nominava l'attività nel 60% delle risposte e Gemini, l'AI di Google, nel 75%, e quando una delle due la nominava, l'altra nel 61% dei casi no. Il Report AI gratuito fa questa prova per te.
