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Evomarketing

Sito aziendale: cosa serve davvero e cosa no

Giuseppe Puglieseaggiornato il 14 agosto 2026lettura: 6 minuti

C’è una lista di sezioni che compare in quasi ogni sito aziendale: chi siamo, la nostra storia, mission e vision, i valori, la gallery, il blog mai aggiornato.

Quasi nessuna di queste porta una richiesta. E nel frattempo mancano le tre o quattro cose che le persone cercano davvero prima di decidere.

Vediamo cosa tenere.

Le sei cose che servono

1. Cosa fai, per chi, dove: in alto e in chiaro. È la prima schermata, l’unica che vedono tutti. Deve rispondere in una frase, con le parole di un cliente e non del settore. «Soluzioni integrate per il business» non dice niente; «costruiamo siti per hotel e ristoranti tra Olbia e la Costa Smeralda» dice tutto a chi si riconosce.

2. Una pagina per ogni servizio. Non un elenco puntato nella home: una pagina vera per ciascuna cosa che vendi, scritta per chi cerca proprio quella. È il modo in cui ci si posiziona e anche quello in cui si convince: chi cerca una cosa specifica vuole leggere di quella cosa.

3. La prova, con nomi. Lavori veri, clienti veri, parole vere. I casi anonimi non valgono niente, e i loghi senza contesto poco più. Se hai numeri, mettili con la fonte.

4. Le risposte alle domande che ti fanno al telefono. Quanto costa, quanto ci vuole, cosa è compreso, cosa succede se non funziona, di chi resta il lavoro. È la sezione più sottovalutata e quella che vince metà della trattativa prima che inizi: oltre a essere esattamente ciò che i motori e le AI cercano quando devono consigliare qualcuno.

5. Un modo evidente per scriverti, ripetuto. Sempre lo stesso gesto, sempre le stesse parole, presente lungo tutta la pagina. E più di un canale: c’è chi compila e c’è chi vuole chiamare.

6. Le persone. Non la «mission»: le facce e i nomi di chi fa il lavoro. È la cosa che nessun concorrente può copiarti, ed è quella che rassicura di più quando il servizio è una promessa e non un prodotto in scaffale.

Le cinque che quasi sempre si possono togliere

La storia dell’azienda raccontata dall’inizio. Interessa a chi l’ha vissuta; a chi deve comprare interessa cosa sai fare per lui.

Mission, vision e valori scritti nella lingua dei convegni. Se sono veri si vedono da come lavori, e si raccontano meglio in una riga concreta.

Il carosello che parte da solo. Ruba spazio alla prima schermata e non lo legge nessuno.

La gallery senza didascalie. Venti foto senza contesto non dicono niente. Cinque foto con scritto cosa sono, sì.

Il blog aperto e mai aggiornato. Un blog fermo da due anni comunica che l’azienda è ferma da due anni. Meglio non averlo che averlo così.

Concetto di casa

Niente costruttori standard: il codice lo scriviamo. È una scelta che ci costa lavoro e che quasi nessuno racconta al cliente, perché la comodità sta tutta dalla parte del fornitore. I costruttori sono rapidi da montare e producono pagine pesanti; il codice su misura è più lento da fare e molto più veloce da usare. Su un sito che deve portare clienti, quella velocità è denaro, e i motori la considerano.

Serve Si può togliere
cosa fai, per chi, dove: in alto e in chiaro la storia dell’azienda raccontata dall’inizio
una pagina per ogni servizio mission e vision nella lingua dei convegni
la prova, con nomi il carosello che parte da solo
le risposte alle domande che ti fanno al telefono la gallery senza didascalie
un contatto evidente, ripetuto · le persone il blog aperto e mai aggiornato

Il pezzo che decide tutto: i testi

Nella maggior parte dei progetti il testo arriva per ultimo. Si costruisce la grafica, si mette il finto testo, e alla fine si chiede al cliente di riempire: di solito quando è stanco e ha fretta di andare online.

Il risultato è prevedibile: pagine belle con dentro frasi che potrebbero stare sul sito di chiunque.

Invertire l’ordine cambia il risultato: prima si decide cosa deve dire ogni pagina, poi si costruisce la forma. È l’unico modo per posizionarsi, perché i motori leggono parole; ed è l’unico modo per convincere, perché le persone leggono parole.

Per questo li scriviamo noi, dopo aver intervistato il cliente: la materia prima è sua, il mestiere di metterla in pagina è nostro. Ne abbiamo scritto anche parlando di siti belli che non convertono.

Le tre cose tecniche che valgono più di dieci grafiche

La velocità. Provalo dal telefono fuori dal wifi. È il collaudo che conta.

La leggibilità per le macchine. Dati strutturati corretti: chi sei, dove sei, cosa fai, quanto costi, come ti contattano. È ciò che permette a Google (e oggi anche agli assistenti) di consigliarti. Non si compra quello spazio: ci si arriva lavorando.

La proprietà. Codice, accessi e contenuti tuoi, consegnati alla fine. Meglio un cliente libero che torna di uno incastrato che scappa.

La prova del nove

Copri il logo e leggi la tua home ad alta voce.

Se potrebbe essere di un tuo concorrente, il problema non è la grafica: è che non hai ancora deciso cosa dire. E quello è un lavoro che viene prima del sito.

Se vuoi capire cosa tenere e cosa togliere dal tuo, guardiamolo insieme. Mai un preventivo senza analisi.