C’è una lista di sezioni che compare in quasi ogni sito aziendale: chi siamo, la nostra storia, mission e vision, i valori, la gallery, il blog mai aggiornato.
Quasi nessuna di queste porta una richiesta. E nel frattempo mancano le tre o quattro cose che le persone cercano davvero prima di decidere.
Vediamo cosa tenere.
Le sei cose che servono
1. Cosa fai, per chi, dove: in alto e in chiaro. È la prima schermata, l’unica che vedono tutti. Deve rispondere in una frase, con le parole di un cliente e non del settore. «Soluzioni integrate per il business» non dice niente; «costruiamo siti per hotel e ristoranti tra Olbia e la Costa Smeralda» dice tutto a chi si riconosce.
2. Una pagina per ogni servizio. Non un elenco puntato nella home: una pagina vera per ciascuna cosa che vendi, scritta per chi cerca proprio quella. È il modo in cui ci si posiziona e anche quello in cui si convince: chi cerca una cosa specifica vuole leggere di quella cosa.
3. La prova, con nomi. Lavori veri, clienti veri, parole vere. I casi anonimi non valgono niente, e i loghi senza contesto poco più. Se hai numeri, mettili con la fonte.
4. Le risposte alle domande che ti fanno al telefono. Quanto costa, quanto ci vuole, cosa è compreso, cosa succede se non funziona, di chi resta il lavoro. È la sezione più sottovalutata e quella che vince metà della trattativa prima che inizi: oltre a essere esattamente ciò che i motori e le AI cercano quando devono consigliare qualcuno.
5. Un modo evidente per scriverti, ripetuto. Sempre lo stesso gesto, sempre le stesse parole, presente lungo tutta la pagina. E più di un canale: c’è chi compila e c’è chi vuole chiamare.
6. Le persone. Non la «mission»: le facce e i nomi di chi fa il lavoro. È la cosa che nessun concorrente può copiarti, ed è quella che rassicura di più quando il servizio è una promessa e non un prodotto in scaffale.
Le cinque che quasi sempre si possono togliere
La storia dell’azienda raccontata dall’inizio. Interessa a chi l’ha vissuta; a chi deve comprare interessa cosa sai fare per lui.
Mission, vision e valori scritti nella lingua dei convegni. Se sono veri si vedono da come lavori, e si raccontano meglio in una riga concreta.
Il carosello che parte da solo. Ruba spazio alla prima schermata e non lo legge nessuno.
La gallery senza didascalie. Venti foto senza contesto non dicono niente. Cinque foto con scritto cosa sono, sì.
Il blog aperto e mai aggiornato. Un blog fermo da due anni comunica che l’azienda è ferma da due anni. Meglio non averlo che averlo così.
Niente costruttori standard: il codice lo scriviamo. È una scelta che ci costa lavoro e che quasi nessuno racconta al cliente, perché la comodità sta tutta dalla parte del fornitore. I costruttori sono rapidi da montare e producono pagine pesanti; il codice su misura è più lento da fare e molto più veloce da usare. Su un sito che deve portare clienti, quella velocità è denaro, e i motori la considerano.
| Serve | Si può togliere |
|---|---|
| cosa fai, per chi, dove: in alto e in chiaro | la storia dell’azienda raccontata dall’inizio |
| una pagina per ogni servizio | mission e vision nella lingua dei convegni |
| la prova, con nomi | il carosello che parte da solo |
| le risposte alle domande che ti fanno al telefono | la gallery senza didascalie |
| un contatto evidente, ripetuto · le persone | il blog aperto e mai aggiornato |
Il pezzo che decide tutto: i testi
Nella maggior parte dei progetti il testo arriva per ultimo. Si costruisce la grafica, si mette il finto testo, e alla fine si chiede al cliente di riempire: di solito quando è stanco e ha fretta di andare online.
Il risultato è prevedibile: pagine belle con dentro frasi che potrebbero stare sul sito di chiunque.
Invertire l’ordine cambia il risultato: prima si decide cosa deve dire ogni pagina, poi si costruisce la forma. È l’unico modo per posizionarsi, perché i motori leggono parole; ed è l’unico modo per convincere, perché le persone leggono parole.
Per questo li scriviamo noi, dopo aver intervistato il cliente: la materia prima è sua, il mestiere di metterla in pagina è nostro. Ne abbiamo scritto anche parlando di siti belli che non convertono.
Le tre cose tecniche che valgono più di dieci grafiche
La velocità. Provalo dal telefono fuori dal wifi. È il collaudo che conta.
La leggibilità per le macchine. Dati strutturati corretti: chi sei, dove sei, cosa fai, quanto costi, come ti contattano. È ciò che permette a Google (e oggi anche agli assistenti) di consigliarti. Non si compra quello spazio: ci si arriva lavorando.
La proprietà. Codice, accessi e contenuti tuoi, consegnati alla fine. Meglio un cliente libero che torna di uno incastrato che scappa.
La prova del nove
Copri il logo e leggi la tua home ad alta voce.
Se potrebbe essere di un tuo concorrente, il problema non è la grafica: è che non hai ancora deciso cosa dire. E quello è un lavoro che viene prima del sito.
Se vuoi capire cosa tenere e cosa togliere dal tuo, guardiamolo insieme. Mai un preventivo senza analisi.
