Chi cerca un dentista nel 2026 fa una domanda precisa, spesso a un’AI, e riceve due o tre nomi con una ragione accanto. Nel nostro studio sui primi 103 Report AI il gruppo salute e benessere, 20 attività, compare in mediana nel 17% delle risposte; 4 su 20 non sono mai state nominate. L’AI legge le recensioni, i portali di prenotazione e il sito dello studio. Non legge Instagram.
A Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo, uno studio dentistico aveva 155 recensioni a 5,0 quando l’abbiamo analizzato. Usciva in 8 risposte su 12, ma per primo solo in 2. Un concorrente con 3 recensioni usciva in 6 risposte, perché Gemini, l’AI di Google, leggeva sul suo sito i trattamenti descritti uno per uno e li citava. Le recensioni avevano aperto la porta; il sito del concorrente aveva dato all’AI qualcosa da dire.
La domanda è cambiata
Dieci anni fa si cercava «dentista Bologna» e si sceglieva tra dieci link. Oggi la domanda ha un bisogno dentro: «un dentista a Bologna per un impianto a carico immediato», «un’ortodontista per bambini», «un dentista che fa la sedazione cosciente», «un’emergenza il sabato». La persona che la scrive ha già deciso di curarsi. Deve solo decidere da chi, e l’AI le risponde con due o tre nomi.
Nel nostro studio il gruppo salute e benessere è il più numeroso: 20 attività tra dentisti, poliambulatori, osteopati, fisioterapisti e veterinari. Compaiono in mediana nel 17% delle risposte, e 4 su 20 non sono mai state nominate in nessuna risposta. Meno della casa e del cantiere (39%), meno della bellezza (45%). Il mestiere più cercato è tra i meno trovati.
Cosa legge l’AI prima di fare un nome
Ti spiego cosa succede. Accanto a ogni nome l’AI scrive una ragione, e quella ragione l’ha letta da qualche parte. Nelle 908 risposte integrali dello studio, le recensioni sono richiamate nel 29% dei casi (265 su 908): «4,9 su oltre cento recensioni», «i pazienti parlano di gentilezza e di nessuna attesa». Poi i portali di prenotazione medica: MioDottore compare in 37 risposte, e per gli studi che ci sono con profilo e recensioni è una seconda scheda Google. Poi il sito dello studio, quando descrive i trattamenti con parole che un paziente usa.
Instagram compare in 18 risposte su 908. A Pescara un’ortodontista pediatrica con oltre 9.100 persone che la seguono usciva in 2 risposte su 12, e solo quando la domanda conteneva già il suo nome. I social servono a farsi ricordare dai pazienti che già ci sono; non servono a farsi consigliare dall’AI a chi non ci conosce.
- Salute e benessere: 20 attività, presenza in mediana 17%, 4 su 20 mai nominate.
- Fonti citate dalle AI su 908 risposte: recensioni 29%, MioDottore 37, Instagram 18.
- Castiglion Fiorentino: 155 recensioni, 8 su 12 ma primo in 2; il concorrente con 3 recensioni, 6 su 12.
Dove si perde lo studio tipico
Il sito dello studio tipico ha una home con la poltrona, una pagina «lo studio», «il team» e «contatti», e una pagina «servizi» con un elenco: implantologia, ortodonzia, igiene, estetica. Dodici parole, nessuna frase. L’AI che cerca «impianto a carico immediato» non trova una pagina che spieghi cos’è, per chi, in quanti appuntamenti, con quale tecnologia, da chi. La trova sul sito di un altro.
A questo si aggiunge la lentezza: nello studio sui siti aperti dal telefono, un solo sito su 94 era veloce per Google, e la foto grande della home arrivava in mediana dopo 10 secondi. Un sito di uno studio medico pesa di foto, e le foto non compresse tengono fuori sia il paziente sia l’AI.
Cosa fare, in ordine
- Una pagina per ogni trattamento vero, scritta per il paziente: cos’è, per chi, come si svolge, in quanti appuntamenti, chi lo esegue. Con le parole che il paziente usa, non quelle del congresso. È informazione sanitaria lecita: veritiera, utile a una scelta consapevole, senza promesse.
- Nomi e volti dei professionisti, con specializzazioni e anni, in pagina e nel codice: l’AI consiglia persone.
- La scheda Google e MioDottore allineati al sito: stessi trattamenti, stessi orari, stesso telefono. Le recensioni si chiedono ai pazienti a fine cura, una per una, e si risponde a tutte.
- Un sito leggero da telefono, con i dati dello studio nel formato che le macchine leggono: è la condizione più scoperta in tutti i settori, insufficiente in 97 casi su 125.
Le quattro condizioni che l’AI controlla sono il Metodo AURA; per le cliniche e gli studi medici abbiamo una pagina dedicata, e un poliambulatorio di Olbia che abbiamo seguito è oggi primo su ChatGPT e su Gemini per la domanda del suo paziente: lo raccontiamo nel caso collettivo. Per sapere come rispondono oggi le AI alle domande dei tuoi pazienti, il Report AI è gratuito.
Come abbiamo raccolto questi dati
I numeri per settore e sulle fonti vengono dallo studio sui primi 103 Report AI (19 agosto-25 settembre 2026): 6 domande per attività a ChatGPT e Gemini in chat temporanea, 1.153 risposte valide, 908 con il testo integrale; il gruppo salute e benessere conta 20 attività. Il dato sull’Accessibilità (97 su 125) viene dai 126 report fatti fino al 18 ottobre. I casi sono riportati con tipo di attività e città, mai con il nome. Non è un campione statistico: sono attività che hanno chiesto il report.
Domande frequenti
I pazienti cercano il dentista su ChatGPT?
Sempre di più, con domande precise: «un dentista a Bologna per un impianto a carico immediato», «un'ortodontista per bambini a Pescara». L'AI risponde con due o tre nomi e una ragione per ciascuno. Nel nostro studio il gruppo salute e benessere, 20 attività, compare in mediana nel 17% delle risposte; 4 su 20 non sono mai state nominate.
Cosa legge l'AI prima di consigliare un dentista?
Le recensioni su Google, richiamate nel 29% delle 908 risposte lette; i portali di prenotazione medica come MioDottore, in 37; e il sito dello studio, quando descrive i trattamenti. Instagram compare in 18 risposte su 908: non è una fonte per le AI.
Le recensioni bastano?
Aprono la porta, poi conta il sito. A Castiglion Fiorentino uno studio con 155 recensioni a 5,0 usciva in 8 risposte su 12 ma era primo solo in 2; un concorrente con 3 recensioni usciva in 6, perché Gemini leggeva sul suo sito i trattamenti descritti e li citava.
La pubblicità sanitaria è ammessa?
L'informazione sì, nei limiti della legge: contenuti veritieri, funzionali a una scelta consapevole, senza promesse di risultato né toni suggestivi. Descrivere i trattamenti, le tecnologie, i tempi e chi li esegue è informazione: è esattamente quello che l'AI legge e ripete.
