«Dobbiamo fare più video» è una frase che sentiamo in quasi ogni prima call. È vera, ma detta così è inutile: quale video? Per ottenere cosa?
Perché i video aziendali non sono un formato solo: sono almeno sei format diversi, ognuno con un compito preciso. Sceglierli in base al risultato che serve, invece che all’ispirazione del momento, è metà del lavoro.
I sei format, col loro mestiere
| Il format | Il suo compito |
|---|---|
| Il manifesto | posizionare: chi sei, per chi, in cosa credi |
| Il prodotto o servizio | rendere evidente il valore: si vede, non si spiega |
| La testimonianza e il caso | trasformare la fiducia in scelta: parla il cliente |
| Il backstage e il processo | far percepire ciò che gli altri non mostrano |
| Il volto: titolare o esperto | costruire autorevolezza: si compra da chi si conosce |
| Il breve per le campagne | generare domanda: costruito per l’advertising |
La maggior parte delle aziende produce solo il secondo (il prodotto) e si chiede perché i video «non funzionano». Funzionano: stanno facendo l’unico mestiere per cui sono stati fatti, che non è quello che serviva.
La struttura che li fa funzionare tutti
Sotto i format c’è una spina dorsale comune, e sono tre pezzi:
Il gancio: il primo secondo decide se il resto esiste. Vale per il reel come per il manifesto da un minuto.
Lo sviluppo che mantiene: la storia va da un punto A a un punto B, e chi guarda deve percepire il movimento. Il nemico è il video-elenco: tre minuti di caratteristiche non sono una storia, sono un catalogo letto ad alta voce.
Il gesto finale: ogni video sa cosa deve succedere dopo. Anche il manifesto, che non vende niente, chiude con una direzione: conoscerci, seguirci, ricordarci.
Lo storytelling aziendale non è raccontare favole: è mettere in fila fatti veri in modo che si capiscano e si ricordino.
Le persone: la regola che cambia la resa
C’è una costante che vediamo in ogni settore: i video con le persone vere rendono di più di quelli senza. Il titolare che spiega vale più dello speaker professionista; la squadra al lavoro vale più del drone sul capannone; il cliente che racconta vale più del claim.
Non è una questione estetica: è fiducia. Un’azienda che ci mette la faccia comunica di non avere niente da nascondere, e le persone comprano questo prima ancora del prodotto.
Con un corollario di casa: le persone nei video devono somigliare a chi compra, non a chi si vorrebbe come pubblico. È una regola che vale doppio nei video pubblicitari.
Una giornata di set, girata con un piano, produce format diversi per mesi. Il manifesto, i reel, il materiale per le campagne e le foto del sito escono dalla stessa giornata se qualcuno l’ha progettata prima: scaletta, scene, persone, parlati. È la differenza tra «fare un video» e costruire un archivio che lavora: la produzione pensata dal marketing, non accanto al marketing.
Da dove cominciare, in pratica
- Decidi il risultato che manca: notorietà, fiducia, domanda? Il format discende da lì.
- Parti dal volto e dal mestiere: sono i due format col miglior rapporto resa/sforzo per un’azienda locale.
- Progetta una giornata, non un video: stessa energia, cinque uscite.
- Misura per compito: il manifesto si giudica su ricordo e profilo, il video da campagna sul costo per cliente. Giudicarli con lo stesso numero è il modo per spegnere quello giusto.
Se in azienda i video se ne stanno in una cartella senza un compito, il problema non è la qualità: è che nessuno gli ha assegnato un mestiere. Parliamone: mai un preventivo senza analisi.
