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SEO per siti aziendali: cosa conta davvero oggi

Giuseppe Puglieseaggiornato il 14 agosto 2026lettura: 7 minuti

Per vent’anni la domanda è stata una sola: come arrivo primo su Google?

Oggi ce n’è una seconda, che pesa sempre di più: come faccio a essere l’azienda che l’assistente consiglia quando qualcuno chiede «chi mi consigli a Olbia per…»?

La buona notizia è che il lavoro è in gran parte lo stesso. La cattiva è che l’ordine delle priorità è cambiato, e chi lavora ancora come cinque anni fa spreca metà dell’investimento.

Prima di tutto: le fondamenta tecniche

Non è la parte affascinante, ed è quella senza cui il resto non conta.

La velocità. Un sito lento perde posizioni e perde persone. È anche il motivo per cui evitiamo i costruttori standard: producono pagine pesanti, e su questo non si recupera con nessun trucco.

La leggibilità dal telefono. Google guarda la versione mobile per decidere, non quella da computer.

Una struttura chiara. Una pagina per argomento, titoli che dicono di cosa si parla, collegamenti tra pagine che si aiutano. Un sito dove tutto sta in una pagina sola non ha niente da posizionare.

I dati strutturati. È il modo in cui si dichiara a una macchina chi sei, dove sei, cosa fai, quanto costi, quali domande hai già risposto. Sembra burocrazia e invece è il canale principale con cui oggi si viene capiti, e consigliati.

Poi: rispondere a domande vere

Qui sta il cuore del lavoro, ed è dove quasi tutti sbagliano approccio.

Non si scrive «per le parole chiave». Si scrive per le domande che le persone fanno davvero, con le parole che usano loro.

Come si trovano quelle domande, senza strumenti costosi:

  • quello che ti chiedono al telefono, ogni settimana, sempre uguale;
  • i suggerimenti di Google mentre digiti, che sono ricerche reali di altri;
  • le obiezioni che ti fanno prima di firmare;
  • le recensioni dei concorrenti, dove la gente scrive cosa cercava e cosa non ha trovato.

Ogni domanda ricorrente merita una risposta scritta bene, in una pagina che parla di quella. È il lavoro che porta traffico qualificato, e che quasi nessun concorrente fa, perché è lento e non si vede subito.

Concetto di casa

Non si compra la citazione: si diventa la risposta migliore. Quando un assistente consiglia un’azienda, non c’è un’asta da vincere: pesca dalle fonti che riesce a trovare, a leggere e a considerare affidabili. Si arriva lì con pagine che rispondono a domande vere, dati aziendali coerenti ovunque (sito, scheda Google, directory) e recensioni curate. È esattamente il lavoro che si faceva per la ricerca classica, fatto meglio e dichiarato più chiaramente.

Come si scrive una pagina che le macchine sanno usare

Tre accorgimenti che valgono per Google e per gli assistenti insieme.

Rispondi subito, poi approfondisci. La prima frase sotto un titolo deve contenere la risposta completa, in forma autonoma. È la forma che i sistemi generativi estraggono, e anche quella che le persone leggono, perché nessuno legge il preambolo.

Scrivi frasi che si reggono da sole. Una frase che dipende dalle tre precedenti non è estraibile. Una che si capisce presa singolarmente sì.

Metti le domande vere in pagina, con risposte oneste. Prezzi, tempi, cosa è compreso, cosa succede se non funziona. Chi risponde a queste vince due volte: davanti alle persone e davanti alle macchine.

La parte locale, che per la maggior parte delle aziende vale di più

Per chi lavora su un territorio, il grosso del risultato non sta nel sito: sta fuori dal sito.

La scheda Google curata, i dati identici ovunque (nome, indirizzo, telefono, anche la punteggiatura conta), le recensioni raccolte con costanza e le risposte a tutte.

È il lavoro con il rendimento più alto e più rapido di tutta la SEO, e quasi nessuno lo fa bene. Ne abbiamo scritto per esteso in ricerca locale.

Una regola che teniamo ferma: mai comprare recensioni e mai chiedere solo ai clienti contenti. Selezionare a chi chiedere in base a quanto sembra soddisfatto viola le regole delle piattaforme, oltre a essere sbagliato. Si chiede a tutti, nel momento giusto: sulle esperienze quel momento è quando l’emozione è al massimo, non alla cassa.

Non si compra la citazione: si diventa la risposta migliore.

I tempi, senza illusioni

Primi due o tre mesi: si sistema. Non si vede quasi niente, e va bene così. Dal terzo al sesto: si muovono le ricerche specifiche, quelle poco contese. Poche visite, ma vicine all’acquisto. Dal sesto al dodicesimo: arrivano le posizioni che contano, se il lavoro è stato costante.

La parte locale è più rapida di tutte: lì qualcosa si muove in poche settimane. Il quadro completo dei tempi, leva per leva, è in quanto tempo serve per vedere risultati.

Le tre cose da non fare

Non riempire le pagine di parole chiave. Si legge male e non funziona più da anni.

Non pubblicare per pubblicare. Venti articoli generici valgono meno di tre che rispondono davvero a una domanda. Vale ancora di più adesso: un contenuto che non aggiunge niente è esattamente ciò che le macchine producono a costo zero, e non ti distingue da nessuno.

Non aspettarti che il sito basti. Senza presenza locale, recensioni e coerenza dei dati, il miglior sito del mondo resta invisibile nelle ricerche che contano.

Se vuoi capire quanto sei leggibile oggi (da Google e dagli assistenti), guardiamo insieme il tuo sito. Mai un preventivo senza analisi.